libro mattson

Una buona testimonianza, come una parabola,
eleverà il mio cuore, se le permetterò di farlo.

don Paul N. Check

  • Prefazione del Cardinale Robert Sarah
  • Premessa
  • Ringraziamenti
  • Introduzione di don Paul N. Check

Prima parte
Il figliol prodigo e il suo ritorno

  • In principio
  • Christopher Street
  • La scuola del Cuore Immacolato di Maria
  • Il fienile
  • Le scuole elementari
  • La maledizione dell’educazione fisica
  • Rock Hudson, Rambo e l’AIDS
  • Il porno: una storia d’amore disfunzionale
  • Sono proprio io, non è vero?
  • Flint, Michigan
  • Kelly
  • L’anello
  • Non corrisposto
  • Il male di vivere
  • Courage
  • Il ritorno del figliol prodigo

Parte seconda
Riappropriarsi della realtà

  • Riappropriarsi della realtà sessuale
  • Rivendicare la dignità della parola
  • Perché non mi definisco gay
  • Le false promesse del coming out

Parte terza
Come terminare la corsa: vivere la battaglia quotidiana per la castità

  • Gesù è la nostra santità
  • La saggezza e l’esempio dei santi
  • Come terminare la corsa

Parte quarta
Miscellanea. Riflessioni sul catechismo, l’amicizia e la solitudine

  • Ma in definitiva, che cosa significa la parola “disordine”?
  • Amicizia disinteressata
  • Le tentazioni dell’amicizia
  • Il dono della solitudine

Parte quinta
Le cose più importanti

  • Umiltà e magnanimità
  • Rivendicare di essere i prediletti
  • Coda

Pubblichiamo di seguito la prefazione al libro del Cardinale Robert Sarah
“Santificati nella verità”

Nell’ottobre 2015, due giorni prima che iniziasse il sinodo sulla famiglia, ho preso parte a una conferenza presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino a Roma, sponsorizzata da Courage International, Ignatius Press e il Napa Institute.
La conferenza, intitolata “Living the Truth in Love”, ha esaminato soluzioni pastorali per uomini e donne che sperimentano tendenze omosessuali. Ho presentato la mia relazione e quindi ho ascoltato una serie di interventi sull’antropologia cristiana e le norme della Chiesa per la cura pastorale. 
Infine ho sentito delle relazioni, come non ne avevo mai sentite prima, di tre uomini e una donna che sperimentano attrazione per lo stesso sesso (A.S.S.). 

La loro testimonianza mi ha profondamente commosso. In ogni esperienza, raccontavano come avessero vissuto una vita omosessuale, cui era seguita una conversione del cuore. Non erano storie sentimentali. Non dissimulavano le loro lotte dietro a espressioni di pietà ipocrite o superficiali. Al contrario, con un’evidente umiltà e coraggio, aprivano i loro
cuori al pubblico in modo sincero ed avvincente.

Ho appreso così come queste quattro anime soffrivano, a volte a causa di circostanzealdilà del loro controllo e, talvolta, a causa delle proprie scelte. Ho avvertito la solitudine, il dolore e l’infelicità che hanno patito come conseguenza per aver perseguito una vita contraria alla loro vera identità di figli di Dio. Col tempo, tuttavia, la loro sofferenza è diventata un’occasione di grazia, nella misura in cui li ha condotti a conoscere il Signore e la bellezza dell’insegnamento della sua Chiesa. Solo vivendo secondo l’insegnamento di Cristo sono stati in grado di trovare la pace e la gioia che stavano cercando. Si imbattono ancora nella Croce. Le loro vite non sono facili o senza tristezza. Ma ora, con l’aiuto della Chiesa, vivono la verità del Vangelo e la pace che ne consegue nei sacramenti, nella preghiera e nell’amicizia cristiana; nella speranza del Salvatore crocifisso e risorto.

Ci viene spesso ricordato da vescovi e sacerdoti che il Catechismo afferma che uomini e donne che sperimentano A.S.S. “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”, e che la tendenza omosessuale “costituisce per la maggior parte di loro una prova” (CCC n. 2358). Per me, i quattro relatori hanno dato un volto al tema dell’omosessualità, così io posso meglio testimoniare la saggezza della Chiesa che offre queste preziose parole nel Catechismo.

La Chiesa, con carità e saggezza materna, indica ancora molte altre cose nel Catechismo riguardo dell’omosessualità che alcuni membri del clero preferiscono non citare, incluso il chiaro avviso: “in nessun caso [gli atti omosessuali] possono essere approvati” (CCC n.2357). Il rispetto e la delicatezza a cui il Catechismo giustamente ci richiama, non ci autorizza a privare l’uomo e la donna che sperimentano A.S.S. della pienezza del Vangelo. Omettere il “linguaggio duro” (Gv 6,60) di Cristo e della sua Chiesa non è carità. Questo atteggiamento rende invero un cattivo servizio al Signore e a coloro che creati a Sua immagine e somiglianza, sono redenti dal Suo preziosissimo sangue. Non possiamo pretendere di essere più compassionevoli e misericordiosi di Gesù, che ha  detto alla donna sorpresa in adulterio due messaggi egualmente importanti: “Neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11).

 Le persone che provano tendenze omosessuali “sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione” (CCC n. 2358). Sono “chiamate alla castità”, e le umiliamo se pensiamo che non possano raggiungere questa virtù, che è una virtù per tutti i discepoli. Come tutti i membri della Chiesa, “possono e devono gradatamente e risolutamente avvicinarsi alla perfezione cristiana”, la vocazione di tutti i battezzati (CCC n. 2359). Queste parole del Catechismo sono altrettanto preziose, perché esprimono un’autentica carità pastorale. Ci invitano, come membri del corpo di Cristo, ad accompagnare i nostri fratelli e sorelle che sperimentano A.S.S., mentre cercano di raggiungere la perfezione cristiana a cui il Signore chiama tutti i suoi figli. Gesù non ci chiede nulla che sia impossibile o per cui non ci offra la grazia necessaria.

La Chiesa è la fonte di questa grazia. La Chiesa al giorno d’oggi affronta molte sfide e minacce. Per questo motivo, l’unità, per cui nostro Signore ha tanto insistentemente pregato (Gv 17,21) è necessaria, specialmente nel clero. Gesù ha pregato affinché i suoi sacerdoti fossero santificati “nella verità” (Gv 17,17). Possiamo essere santi, e condurre altri alla santità, solo nella misura in cui permettiamo a noi stessi di essere “consacrati nella verità” (Gv 17,19).

Mi auguro che molti leggano la seguente testimonianza che, come le quattro che mi hanno edificato, testimonia della misericordia e bontà di Dio, dell’efficacia della sua grazia, e della verità dell’insegnamento della sua Chiesa. Capita raramente di ascoltare voci come queste nel dibattito sulla cura pastorale per chi prova A.S.S. Incoraggio soprattutto i miei fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio a leggere questo libro, che ritengo, rafforzerà la loro convinzione secondo cui la saggezza della Chiesa esprime un autentico amore e compassione su questo tema, così difficile e delicato. Gesù ha detto: “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15,14). 

Solo Cristo può guarire le ferite del peccato e della divisione. Solo la Chiesa ha le risposte alle domande più profonde dell’uomo e ai suoi bisogni più intimi di amore e amicizia.

Solo la pienezza del Vangelo soddisfa il cuore umano. Solo i comandamenti indicano il cammino dell’amicizia con Cristo e dell’uno con l’altro, perché “i comandamenti [di Dio] non sono gravosi” (1 Gv 5,3)

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